Daniele Frongia è stato nominato capo di gabinetto dal sindaco di Roma Virginia Raggi. Nessuna incompatibilità dunque, ha chiarito lo stesso primo cittadino, per la nomina rispetto al ruolo di consigliere capitolino rieletto e ricoperto con la precedente amministrazione. «I pareri li abbiamo già chiesti e ottenuti, prima di procedere alla nomina – ha spiegato la Raggi alla stampa a margine della camera ardente per il regista Giuseppe Ferrara – Frongia è già stato nominato capo di gabinetto e ho chiesto i pareri proprio per capire se vi fossero problemi e ho avuto risposte positive in merito all’assenza di qualunque incompatibilità o inconferibilità».

CRITICHE AI POTERI FORTI

Consigliere fidato di Virginia, Frongia ha collaborato in modo decisivo alla elaborazione del programma elettorale del Movimento 5stelle. Informatico e statistico dell’Istat ha lavorato alla Commissione per la spesa pubblica del Campidoglio allora governato da Ignazio Marino, è noto per le sue critiche nei confronti di alcuni “poteri forti” come il Vaticano, i ‘palazzinari’ e i mandarini della società partecipate. Inizialmente circolava voce di una sua nomina a vicesindaco, ma è evidente che il ruolo di capo di gabinetto rappresenta qualcosa di più che il riconoscimento del suo contributo alla campagna elettorale vittoriosa.

IL LIBRO DI FRONGIA

Per comprendere meglio le sue posizioni radicali è illuminante le leggere il suo recente libro “E io Pago” che riporta la sua esperienza nella Commissione sulla spending review. Qui scrive del possibile risparmio di 1 miliardo di euro l’anno a regime per il Campidoglio individuando fra gli interventi più urgenti a partire dai  42.455 immobili residenziali, che fruttano solo 30 milioni di incassi, con morosità di 54 milioni di euro. Sulle partecipate la Commissione aveva censito 16 controllate più altre 80 tra partecipate di secondo e terzo livello, ma la probabile priorità dell’amministrazione raggi sarà quella di rivedere i contratti di  Atac e Ama. Nel libro ci sono durissimi attacchi alle Olimpiadi e al Vaticano che secondo Frongia evaderebbe tasse destinate al Comune per 404 milioni pur ricevendo dal Campidoglio cospicui favori.

OLIMPIADI E PUNTI VERDI

Quanto alle Olimpiadi la posizione di Frongia è inequivocabile quando scrive «onore ai sindaci di tante città sane che hanno detto no all’evento». Nota a margine: il nuovo capo di gabinetto va citato per il lavoro minuzioso che da consigliere portò a termine nel censire la disastrosa situazione dei punti verdi qualità.  Certo, i pamphlet di denuncia sono una cosa, governare ben altra. Lo testimoniano le posizioni oscillanti della neo eletta sindaca più possibilista su Olimpiadi e sul nuovo stadio della Roma. Resta il fatto che il giacobino Frongia sarà un osso ben duro da rosicchiare anche se poi a decidere sarà Virginia, debitamente ispirata dal ‘direttorio’ del Movimento. In fondo anche prima di lei i sindaci venivano condizionati dalle segreterie dei rispettivi partiti, e allora “chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

Giuliano Longo

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